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LA FOTOGRAFIA DELLA DIPENDENZA

IL DATO DELLA "RACCOLTA" RAPPRESENTA UNA ISTANTANEA DEL PERICOLO DIPENDENZA DA GIOCO D'AZZARDO, ECCO PERCHÉ È STATA CANCELLATA E SOSTITUITA DALLA "SPESA"


 Nonostante l'abbia sentita molte volte, e negli ultimi tempi molto spesso, la teoria secondo cui raccolta e spesa indicherebbero due entità diverse non mi ha mai persuaso.
Il ragionamento che fanno gli operatori del gioco è che per determinare la vera spesa degli italiani per il gioco d'azzardo, occorra sottrarre le vincite dalla raccolta, secondo il lessico dei monopoli "l'insieme delle puntate effettuate".
La teoria,come detto, non mi persuade e, anzi, vedo in essa un abile inganno argomentativo. Secondo essa, se un giocatore acquista, ad esempio, un gratta e vinci da 5 euro e scopra di aver vinto la stessa somma, che utilizza per acquistarne un altro, senza in questo caso vincere nulla, la raccolta per i monopoli sarà stata di 10 euro, le due giocate effettuate, ma la spesa reale per il giocatore sarà stata di soli 5 euro.
Mi chiedo quale sia la validità logica di questa conclusione, che mescola dati economici a considerazioni di altro tipo. Per quale motivo i soldi vinti e rigiocati non andrebbero considerati ai fini di determinare la spesa? Una volta vinto, il premio diventa di proprietà del giocatore e rigiocato concorrerà a determinare la sua spesa.
A meno di sostenere che il premio vinto non rappresenti una vera vincita, ma qualcosa di diverso, solo un prestito temporaneo dei monopoli al giocatore, da rigiocare immediatamente per farlo rientrare nella loro disponibilità.
Abbandonando questa ipotesi, stravagante e senza alcun fondamento, mi pare che possa sostenersi solo la piena coincidenza tra raccolta e spesa, che rappresentano la stessa grandezza, vista dalla parte dei monopoli (raccolta) e dalla parte del giocatore (spesa), anche se alimentata dal rigioco.
L'inganno argomentativo della teoria viene svelato anche abbandonando il terreno del rigioco, per osservare le cose sotto un altro profilo: le vincite rappresentano un dato medio, l'insieme delle vincite conseguite da tutti i giocatori e quindi utilizzarlo per abbassare la spesa, differenziandola dalla raccolta, appare strumentale.
Un esempio per chiarire. Se 1.000 giocatori effettuano puntate ciascuno da 100 euro, la raccolta per i monopoli sarà di 100.000 euro. Ma se uno solo di essi vincerà 100.000 euro, la spesa effettiva per la massa dei giocatori sarà, secondo quella teoria, pari a zero (raccolta meno vincite), mente in realtà tutti i giocatori, tranne uno, avranno perso i soldi giocati, finiti ad implementare la raccolta, insieme anche alla puntata del giocatore che avrà vinto il premio.
Insomma, nell'esempio fatto, la spesa complessiva dei giocatori ammonterà a 100.000 euro, esattamente l'ammontare della raccolta. La verità è che quando si vuole rendere oscuro un dato, basta fornirlo col sistema della media.
Ma il vero motivo per cui occorre nascondere la raccolta, sostituendola con la spesa, è il valore di allarme socio/sanitario che la prima possiede, a differenza della seconda. I monopoli e gli operatori del gioco sanno benissimo che altro è dire che gli italiani nel 2016 hanno giocato 96 miliardi, la raccolta, altro affermare che hanno speso 19 miliardi.
La vera ragione della teoria che sostiene la differenza tra raccolta e spesa è proprio questa: riuscire, attraverso un artificio dialettico e una mossa di prestidigitazione, a far sparire il dato della raccolta, con tutto il suo valore rappresentativo della dipendenza, sostituendolo con il dato molto più innocuo e meno preoccupante della spesa.

Postato il 20/02/2018 09:09 in 'Aggiornamenti' da Asteriti Avv. Osvaldo
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Tags: gioco d'azzardo - monopoli - spesa

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